IL DISCORSO DI CHICCHI
(Teresa Mattei alla Costituente)

con Alessia Donadio
testo e regia Monica Luccisano
disegno sonoro Stefano Somalvico
disegno scena Monica Luccisano
disegno luci Alberto Giolitti
cura tecnica Alessandro Bigatti

 

 

 

Teresa Mattei: antifascista, partigiana, la più giovane Madre Costituente, Parlamentare, da sempre in prima linea per la libertà e i diritti delle donne.
A più di 75 anni di distanza, il suo Discorso in Parlamento risulta ancora di una drammatica attualità per quel che riguarda i diritti delle donne.

Quanti passi abbiamo compiuto verso la parità di genere dal 1946? 
Teresa Mattei è stata la più giovane delle ventuno donne elette il 2 giugno del 1946 nella neonata Repubblica Italiana. La più giovane delle Madri Costituenti.
Aveva venticinque anni, ex partigiana con il nome di battaglia Chicchi, sempre fedele ai suoi ideali, metteva in primo piano la libertà di pensiero, la libertà morale e politica, e l’impegno civile per salvaguardare i diritti dei più deboli.

Quando nel 1938 entrano in vigore le leggi razziali, Teresa Mattei, una ragazza di diciassette anni che frequenta il liceo Michelangiolo a Firenze (venuto alla cronaca lo scorso 18 febbraio 2023 a causa dell’aggressione di alcuni suoi studenti facenti parte del Collettivo Sum da parte di sei militanti di Azione studentesca), rifiuta di partecipare alle lezioni che promuovono la “difesa della razza”: fu un atto di ribellione che fu punito con l’espulsione definitiva dalla scuola. Da quel momento comincia la sua formazione politica, in corrispondenza al periodo più duro che attraversava il paese, mentre Mussolini affiancava Hitler dichiarando guerra.

Teresa diventa partigiana.

Dopo la morte in carcere del fratello Gianfranco, suicida dopo molte torture, Teresa si impegna sempre di più nella lotta contro il nazifascismo e partecipa alla guerra civile italiana nel Fronte della Gioventù, con il nome di battaglia Chicchi.
Fonda i Gruppi di Difesa della Donna, e finisce la guerra di Liberazione con il grado di Comandante di Compagnia. È catturata dai tedeschi, torturata e violentata, ma tenacemente torna a combattere nella battaglia per la Liberazione di Firenze.

Terminata la guerra, la sua forza e concretezza si trasferisce nell’impegno politico. Viene eletta e diventa una delle 21 madri costituenti in un parlamento di 500 uomini.
Il suo discorso alla Costituente èè denso e appassionato, come la sua vicenda umana.
Nel corso della redazione della Carta Costituzionale, merito suo è l’inserzione nell’Articolo 3, nel comma 2, della specifica “di fatto”, un elemento cruciale per la effettività e sostanzialità della parità sociale:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»

In quel “di fatto” sta la vera sostanza della uguaglianza.