MACBETH
da William Shakespeare
regia Paolo Valerio
con Elena Giusti, Roberto Petruzzelli, Paolo Valerio
musicisti Luca Reale, Sabrina Reale, Massimo Rubulotta
coreografie Marcella Galbusera
compositore Andrea Mannucci
costumi Chiara Defant
assistente alla regia Paola Degiuli
Così girano e girano intorno.
Tre a me, e tre a te,
e ancora tre per fare nove.
Silenzio, l’incantesimo è pronto.
MacBeth atto I, sc. 3
Il racconto di MacBeth, attraverso le parole, il corpo, la musica.
Tutto ruota intorno a questo numero TRE ed alla sua simbologia.
Tre streghe. Tre profezie.
E così tre attori, tre danzatori, tre musicisti in scena.
Il dramma della colpa. Del senso di colpa.
Dell’ossessione dell’ambizione.
E dell’ambizione trasformata in peccato.
Un luogo di una realtà oscillante e mutevole,
un luogo “della notte” dove i sogni si trasformano per diventare incubi e paura.
Lo spettacolo nasce proprio da qui:
dalla suggestione delle parole color nero della notte e color rosso del sangue
Le streghe, il corpo del “vorrei”
Lady MacBeth, demoniaca e umana nella sua fragilità
MacBeth, nobile e disperato, incapace di non cedere alla tentazione
Banquo, Re Duncan, MacDuff e tutti gli altri personaggi
raccontati da un narratore trasformista, quasi reale fantasma della tragedia.
La musica crea e accompagna la storia, le immagini e le emozioni, il suono delle macchie e le contraddizioni dell’essere umano.
«Domani e domani e domani.
Via, consumati, corta candela.
La vita non è che un’ombra vagante,
un attore che in scena si agita per un’ora pavoneggiandosi ,
e poi tace per sempre .
una storia narrata da un idiota,
colma di suoni e di furia, che non significa nulla»
MacBeth atto III, sc. 5
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