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Teatro Stabile di Verona - La fabbrica dei sogni
::PRODUZIONI
LA FABBRICA DEI SOGNI
Spettacolo per macchina da proiezione muta e attore solo rassegna stampa
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LA FABBRICA DEI SOGNI

Liberamente ispirato a Una solitudine troppo rumorosa di Bohumil Hrabal
di e con Paolo Valerio,
e macchina da proiezione muta Hellman 1929
materiale e creazione filmica di Aristide Polato
musiche di A.L. Webber, J.S. Bach, Billie Holiday, G. Puccini, Tom Waits, M. Nyman, R. Schumann
luci di Enrico Berardi

«Vi siete ai chiesti che fine fanno i film che avete visto al cinema, le pellicole che vi hanno fatto sognare o inorridire, gioire o piangere? Vi siete mai domandati dove li rinchiudono questi frammenti di emozioni? Vengono macerati come i libri o seppelliti come gli uomini? Cinquant’anni fa le pizze venivano accettate con un colpo secco di tre quarti, dall’esterno verso l’interno. Oggi è ancora lo stesso: un colpo secco di tre quarti»

Pellicole disposte confusamente sul pavimento accompagnano il pubblico in un luogo fantastico, inusitato e persino insospettato: al di là dello schermo cinematografico.
Il pubblico, una volta sistematosi sul palcoscenico e chiuso lo schermo, quasi balzato come Alice al di là dello specchio, vedrà scorrere le immagini rovesciate di vecchi film, una preziosa cucitura di vecchie pellicole salvate nel corso di sessant’anni di attività da Aristide Polato, operatore di cinema dal 1926.
Su questo campionario della memoria cinematografica in cui si mescolano, quasi con lo stesso potere fascinatorio, volti celeberrimi e dimenticati, attori grandi e piccoli, film d’avventura e cinegiornali, la storia e la finzione, la risata e la tragedia, si staglia e vive il protagonista, un giovane distruttore di pellicole, che come un tenero macellaio affetta, accetta, frantuma quegli stessi preziosi fotogrammi che confonde con la sua stessa vita. Lacerato dal dramma di dover annientare ciò che più ama, vive sospeso tra la realtà e la fascinazione delle immagini effimere che deve distruggere:

“Quando affetto con la mia affettatrice i film, sento la tritatura di ossa umane, come se stessi stritolando in un macinino a mano i crani e le ossa di qualcuno e, affettando, penso alla frase di Talmud: “Siamo come maiali, soltanto quando veniamo affettati esprimiamo il meglio di noi stessi”.

Traendo spunto dal romanzo di Bohumil Hrabal “Una solitudine troppo rumorosa”, incentrato sui libri da destinare al macero, lo spettacolo ne ricrea un simbolico parallelo nel cinema, immergendosi nell’evanescente camera oscura della memoria cinematografica per far riflettere sull’indiscriminata leggerezza con cui viene distrutta, perché dai libri, alle pellicole, all’arte, alla vita… il passo è fin troppo breve.
Il collage di filmati, raccogliendo documenti ormai perduti sulla storia del cinema, come ad esempio il processo di recupero dell’argento dalla celluloide destinata al macero, insieme a spezzoni di film che ne hanno segnato le tappe dell’evoluzione artistico-creativa, è anche un ideale strumento didattico di riflessione, affinché non si perda il senso che l’essenza e la ricchezza della comunicazione nasce nella pluralità del messaggio artistico.

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QUANDO PUOI VEDERE QUESTO SPETTACOLO

La fabbrica dei sogni
14 marzo 2008
Bologna, ore 21

TEATRO STABILE DI VERONA - P.zza Viviani 10 - 37121 Verona - Tel 045 8006100 - Fax 045 8030815 p.iva 03231850235
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