alberiniand
Registrato: 08/03/10 00:36 Messaggi: 1
|
Inviato: Mer Mar 17, 2010 9:00 pm Oggetto: Don Chisciotte |
|
|
Venerdì 5 Febbraio 2010 al Teatro Nuovo di Verona: Franco Branciaroli presenta la sua messa in scena del Don Chisciotte. Il regista è anche unico interprete. Ma sul palcoscenico, protetto da alti sipari e dalla semioscurità, inaspettatamente si assiste ad un piacevolissimo dialogo tra due grandi protagonisti del teatro italiano, purtroppo scomparsi da alcuni anni. Vittorio Gassman e Carmelo Bene. Branciaroli per quasi un’ora e mezza dà mirabilmente corpo e voce a questi due artisti così diversi passando senza difficoltà dalla recitazione scivolata e insistente di Bene a quella stentorea e solenne di Gassman (ma questo sempre prossimo alla farsa – sembra aleggiare il ricordo di Brancaleone – e con una divertente enfasi sulla sua tendenza a non pronunciare bene le doppie). La situazione suscita una certa commozione. E’ qualcosa di più di una semplice evocazione. Sembra che siano davvero lì sulla ribalta, presenti, mentre scherzano e duellano.
Del tutto sorprendentemente è capitato loro di finire in Paradiso, ma da sporcaccioni come sono ogni tanto scendono verso l’Inferno, fermandosi “a metà, tra il bene e il male” per passare qualche serata un po’ più grossolana (Carmelo mostra di non poterne più della musica di Handel, proposta in continuazione ai piani alti ...).
La coppia intreccia la sua personale conversazione con la interpretazione dell’altra celebre coppia cervantiana. Vittorio è il Don, ovviamente, e Carmelo, dissacrante, Sancho Panza. Vengono riproposti alcuni quadri del famoso romanzo che fungono, però, da stimolo per ulteriori riflessioni e un libero viaggio attraverso la letteratura. Ad esempio, di Dante, finito all’Inferno e di cui viene recitato il canto di Paolo e Francesca, viene rievocato lo spirito il quale lancia addirittura una frecciata ad Albertazzi (ne inserisce il cognome alla fine di una terzina il cui primo verso finisce con “ca...”!).
Cervantes inscena lo spaesamento della modernità iniziata con le recenti, allora, scoperte geografiche ed astronomiche. Il rassicurante modello medievale è alla fine. L’uomo non è più al centro dell’universo. Il Don Chisciotte è forse il primo libro in cui avviene che si parli del libro stesso. Esso inaugura il filone ancora ben vivo “del teatro nel teatro, del cinema nel cinema” che porta a riflessioni anche spiazzanti sull’identità di attori e spettatori. Anche Shakespeare (“morto lo stesso giorno di Cervantes” - 23 Aprile 1616) mette in scena una parte dell’Amleto (la pantomima) all’interno dell’Amleto stesso (Entrano il re e la regina, molto affettuosi ...). Carmelo, davanti allo specchio, si chiede: ma se Amleto - che è attore - guarda la pantomima da spettatore, cosa siete voi – rivolto al pubblico – che assistete all’Amleto? Pubblico … o attori anche voi, cioè pure figure, nulla? Tra l’altro Carmelo, smisurato narciso, sempre davanti allo specchio, rivolgendosi alla platea dice: “Vi invidio, voi che potete ascoltarmi …”
Quindi la pazzia del Don e l’equivoco, inquietante oltre che comico, del gioco di specchi nella letteratura, nel teatro e oggi nel cinema. Mi viene in mente in particolare "Rosencrantz e Guildenstern sono morti" di Tom Stoppard, originale Amleto vissuto dalla parte dei comprimari, e il recente "Dottor Parnassus" di Terry Gilliam.
Modernità come perdita di consolatorie e illusorie certezze. Queste riflessioni cólte non intralciano l’azione. Sono leggibili e portate con leggerezza e comunque prevale la presenza piena di calore dei due attori, sempre inclini allo scherzo. La loro presenza è evidenziata anche dal continuo bere di Vittorio (il whisky “biondo compagno della notte”) e dal fumare di Carmelo (alla fine in tutta la sala è chiaramente avvertibile l’odore di sigaretta ...)
Il gioco giunge al culmine alla fine. Vittorio e Carmelo si sfidano imitando ciascuno l’altro per sminuire ciascuno il modo di recitare dell’altro. Quindi Branciaroli (ma chi se ne accorge più di lui, vero medium?) – Gassman recita alla Bene e Branciaroli – Bene risponde recitando alla Gassman ...
Il brano è tratto dal Faust di Marlowe, contemporaneo di Cervantes e Shakespeare (Branciaroli, da giovane, lo ha recitato davvero con Carmelo Bene nel ’76).
"Da Venezia trarran le ragusee eccelse, e il vello d'oro dall'America che ogni anno impingua sempre più i forzieri del vecchio re Filippo."
Prendo coscienza che il mio volto, nel buio della platea, porta un sorriso pieno, persistente: grande scherzo, grande vita, grande teatro.
L’attore, prima di prendersi i molti e insistiti applausi, chiude con l’ultima riflessione: il Don e Sancho, così diversi, non sono che due aspetti della stessa persona, vista da due punti di vista diversi. E viene ovviamente da pensare anche alla preziosa, anche se forse solo immaginata, amicizia tra Vittorio e Carmelo. Gran festa di teatro e bellissima serata.
Andrea Alberini
Verona, 8 Febbraio 2010 _________________ andrea.alberini@tiscali.it, Verona |
|